Parole e concetti per raccontare
Parlare un linguaggio nuovo e adeguato ad un mondo che sta cambiando. Questo l’obiettivo che sto cercando di perseguire negli ultimi tempi. Un approfondito studio sociologico e semiologico sta accompagnando il percorso lavorativo per comprendere come l’ambiente vino stia cambiando e debba cambiare per andare incontro alle necessità di comprensione esterne. Per questo, oltre a ricercare parole chiave differenti (ho introdotto da tempo il concetto di WELCOME WINES o vini di benvenuto) è necessario porsi di fronte allo studio di concetti “nuovi”.
Siamo stati di fronte ad anni di descrizioni organolettiche, abuso di termini come qualità (ad esempio, tra le parole più gettonate), grande attenzione al marketing emozionale con segni che andassero in quella direzione.
Sono profondamente convinto che sia giunto il momento di emozionare con concetti differenti che vadano a spiegare esattamente chi sta facendo quel vino e come lo stia facendo, partendo però dal vino stesso.
Come suggeriva il grande sociologo Fabris ormai venti anni orsono in un libro caposaldo della post-modernità, il consumatore si era, già allora, avviato verso la clusterizzazione per cui diventava impossibile accomunare messaggi come nel passato. L’importanza, dunque, del gruppo, che potremmo definire una sorta di unità minima della società, rimane però decisamente un punto nodale dal quale partire.
Dividendo “l’umanità” in gruppi, possiamo avere un’analisi di come rapportarci ad essi trovando parole e concetti chiave decisivi perché la società stessa si esprime con concetti differenti rispetto al passato, ma che sono una sorta di ancoraggio al gruppo che si “esprime” in un determinato modo con codici riconosciuti all’interno.
Dobbiamo, quindi, relazionarci con un’analisi attenta non solo per scoprire nuovi soggetti che possono apprezzare il mondo del vino, ma anche cercare di coinvolgerli con una chiave di lettura per loro comprensibile e facilmente memorizzabile.
Con quali strumenti e con quali segni possiamo fare questo? Potrebbe essere il vino stesso quel segno universalmente riconoscibile che mi permette un dialogo differente ed una narrazione nuova? Potremmo fare di lui un narratore parlante?
Consulente strategico, Relatore Pubblico, Sociologo e Formatore.
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