La transmedialità e le sue origini tornano ad essere protagoniste del nostro blog. Nell’ultimo articolo avevamo indicato i punti che la caratterizzano, mentre oggi andiamo brevemente a spiegarli.
Il primo principio ci spiega che esiste una tensione tra la capacità di un concetto di diffondersi attraverso le reti sociali, o come questo possa entrare nell’esperienza del pubblico, spingendolo ad approfondire la storia e la sua narrazione. I media, quindi, possono diffondersi, spalmarsi o penetrare nella cultura.
Continuità, invece, rappresenta la coerenza dei contenuti mentre la molteplicità crea racconti alternativi sempre nello stesso universo di riferimento.
Se, da un lato, l’immersione si riferisce alla capacità di esplorazione data a coloro che ricevono la narrazione; dall’altro lato, l’estraibilità parla di come si possano creare mondi paralleli sempre riferiti al format originale.
Costruzione di mondi e serialità sono tra i sette principi quelli decisamente più comprensibili e che si rifanno alla tradizione comune della comunicazione anche storicamente[1] .
Più interessante per i nostri obiettivi è, invece, l’idea di soggettività, perché spostando l’attenzione sull’individuo, si permette alla narrazione di avere differenti punti di vista e, quindi, produrre tipologie di scenario targettizzate e quasi clusterizzate ad personam.
La performance, infine, spinge i fan a produrre loro stessi dei contenuti oppure a divenire “cultural activators” ovvero dei veri e propri creatori di contenuti.
Consulente strategico, Relatore Pubblico, Sociologo e Formatore.
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