Nell’era digitale in cui viviamo, la comunicazione del vino ha subito una trasformazione senza precedenti. Con l’avvento dei social media, dei wine blog specializzati e delle piattaforme di recensioni/ratings enoiche, il modo in cui i gli addetti ai lavori e i consumatori interagiscono con il mondo del vino è radicalmente cambiato. Tuttavia, questa nuova realtà porta con sé delle sfide significative, una delle quali è l’aspetto dell’”echo chamber“.
L’echo chamber si riferisce a un fenomeno in cui le persone sono esposte principalmente a idee, opinioni e informazioni che confermano e rinforzano le proprie convinzioni preesistenti. In altre parole, si tratta di un ambiente in cui le persone sono circondate da contenuti che rispecchiano le loro opinioni, creando una sorta di “bolla informativa” che limita l’esposizione a punti di vista diversi.
Nella comunicazione del vino, l’echo chamber può manifestarsi in diversi modi e negli ultimi mesi abbiamo potuto appurarne gli effetti attraverso, ad esempio, gli esiti di trasmissioni televisive che, proprio “a causa” dell’amplificazione della notizia da parte di chi è all’interno della camera della eco, sono sembrate molto più “potenti” e impattanti di quanto lo siano state realmente sul consumatore finale. Un altro acceleratore del fenomeno delle camere dell’eco è, sicuramente, la poca attitudine a leggere i testi completi di articoli che per mere politiche di clickbait riportano titoli sensazionalisti, spesso fuorvianti, nei quali termini come “crisi” vengono utilizzati senza un reale e concreto supporto di dati attendibili. Lo stesso vale per quel ramo della comunicazione enoica che, partendo dal produttore stesso e arrivando a media e appassionati presenti sui social, continua a commettere volutamente errori di semantica promulgando la “negligenza” come valore aggiunto di percorsi produttivi definiti erroneamente “naturali” che, invece, non possono trascendere contezza tecnica, qualità analitica e rispetto su tutti i fronti e, quindi, anche per il consumatore finale. Di contro, è altrettanto pericolosa la deriva che termini come “biologico” o “sostenibile” stanno prendendo su larga scala, omologando prodotti di qualità artigianale, cesellati in ogni loro aspetto, a prodotti dell’industria. A questi aspetti si aggiungono definizioni generiche della curva del gusto che vorrebbero come “morte” alcune stilistiche interpretative che, in realtà, hanno ancora un certo appeal sia in Italia che nel mondo su un target dai volumi non trascurabili. In parole povere, tendiamo a credere che ciò che piace di più all’interno della nostra cerchia di addetti ai lavori e appassionati possa o debba necessariamente piacere a chi acquisterà vino, cosa “purtroppo” ben distante dalla realtà. Un capitolo a parte andrebbe fatto per lo stato dell’arte del vino italiano che, sicuramente, non è florido come vorremmo a causa di congiunture economiche e sociali (es.: guerre e riduzione del consumo di alcolici in genere) ma non per questo è da considerare come critico a tal punto da strumentalizzare il passaggio di proprietà di aziende che non sono state vendute per una condizione economica critica, bensì per la mancanza di ricambio generazionale (e che, fortunatamente, nella maggior parte dei casi, passano a realtà del settore con obiettivi qualificativi e non meramente speculativi).
Detto questo, ecco alcuni aspetti, riscontrati all’interno del mondo del vino, capaci di indurre la formazione di echo chamber:
Affrontare l’echo chamber nella comunicazione del vino è essenziale per promuovere un dialogo aperto e inclusivo all’interno della comunità enoica. Ecco alcune strategie che possono essere adottate per contrastare questo fenomeno:
In alcuni casi gli individui all’interno della camera dell’eco potrebbero non solo essere inclini a condividere le proprie opinioni, ma potrebbero anche sentirsi meno inibiti nel farlo con toni accesi e tendendo verso posizioni estreme, poiché consapevoli di avere un certo supporto. Non sorprende che tra gli effetti delle camere di risonanza vi siano estremizzazioni e polarizzazioni di gruppo. In generale, questi sistemi chiusi minano l’imparzialità delle informazioni e contribuiscono a diffondere la disinformazione.
In conclusione, l’echo chamber rappresenta una dinamica significativa nella comunicazione e negli esiti che essa ha sulla percezione di episodi, tendenze e criticità da parte di tutta la filiera. E’, perciò, importante approcciare ogni informazione in maniera più laica e ascoltare in maniera meno faziosa e più aperta tutte le voci della filiera, andando oltre i sensazionalismi e approfondendo gli accadimenti con il filtro del buonsenso. Come società, in generale, e come amanti del vino è imperativo cercare la verità, controllare le nostre fonti e fare le nostre ricerche. Non considerare solo i punti di vista in linea con i nostri. Essere scettici e, al contempo, essere elastici e pronti a cambiare idea di fronte all’evidenza concreta di una realtà differente da quella presente nel nostro immaginario.
F.S.R.
#WineIsSharing
Il presente articolo è la versione integrale di quello pubblicato da Francesco Saverio Russo al quale ho chiesto di poterlo condividere. Ho trovato l’argomento molto in linea con i temi che cerco di trattare in questo blog. RG
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