Nel 2025 l’influencer marketing continua a crescere con forza, trainato dall’AI e dal social commerce. Ma non tutto il momentum si traduce in scelte lineari: se da un lato i virtual influencer promettono scalabilità, brand safety e controllo del messaggio, dall’altro l’estate ha confermato che l’engagement più profondo nasce ancora dall’autenticità dei creator umani. Il mercato, intanto, corre: il settore vale oltre 30 miliardi e segna una crescita annua superiore al 35%.
Dopo il picco di curiosità del 2024, nel 2025 si intravede una correzione: l’interesse dei brand verso gli avatar generativi risulta in calo di circa il 30% anno su anno. Non è un crollo dell’idea, ma un riallineamento: i marketer stanno ridefinendo casi d’uso e KPI dove gli asset sintetici rendono davvero (copertura always-on, lancio prodotto a rischio zero, localizzazione multilingua).
La geografia conta. In Asia gli influencer virtuali hanno trovato terreno fertile, con tassi di coinvolgimento dichiarati fino a 3× superiori in alcuni contesti e una pipeline di investimenti in rapida crescita. In Occidente, invece, il pubblico mostra una preferenza più marcata per relazioni e community centrate su persone reali: nei beauty e lifestyle index vince chi attiva contenuti partecipativi, UGC e momenti IRL (pop-up, eventi immersivi).
Nonostante ciò, l’awareness verso i virtual human è ormai di massa: oltre la metà degli utenti dichiara di seguirne almeno uno. Questo significa che l’oggetto è compreso e valutato, non più un gimmick. La discriminante diventa il valore narrativo: quando l’avatar ha storytelling, purpose e coerenza visiva, il pubblico ascolta; quando è solo una maschera promozionale, scivola via.
Aspetto chiave: trasparenza. Le piattaforme hanno introdotto o rafforzato labeling per i contenuti AI-generated, e si affacciano proposte normative (es. disclosure obbligatoria per “synthetic performers”). Per i brand è un’opportunità per costruire fiducia: dichiarare chiaramente la natura del creator (umano/virtuale) riduce il rischio reputazionale e migliora la brand suitability.
In sintesi operativa
La lezione dell’estate 2025 non è “umani vs avatar”, ma ibridazione: combinare la potenza ingegnerizzabile dei virtual con la credibilità relazionale degli umani. Chi orchestra bene i due registri, vince.
Consulente strategico, Relatore Pubblico, Sociologo e Formatore.
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