Sono stato fermo più di un mese con il mio blog. Impegni lavorativi, studi da approfondire, mi hanno un attimo distratto.
Ritorno con una riflessione svolta qualche mese orsono mentre stavo analizzando alcune pagine di giornale.
Per svolgere questa riflessione, infatti, ho preso in esame diversi giornali scegliendo un’ultima lettura: La Nazione di domenica 5 marzo. Un giornale caratterizzato dalla marcia di Firenze svoltasi il giorno precedente ed ancora fortemente sulla notizia della tragedia di Cutro.
Nell’editoriale della direttrice Agnese Pini, evidentemente emerge con forza la personalizzazione della posizione della giornalista. La tipologia di articolo, infatti, deve esprimere la soggettività dell’autore e dare un’indicazione di massima del pensiero che lo caratterizza. Le parole di chi scrive, infatti, fin dall’attacco dimostrano che il soggetto è proprio l’io della scrivente.
Inoltre, l’articolo che segue alla pagina due vuole chiaramente fungere da elemento di riflessione per il lettore che, in questo modo è accompagnato nella lettura della notizia ed invitato a comprendere alcuni temi forti che emergono.
La stessa disposizione dell’impaginato suggerisce la volontà di un approfondimento specifico con una sorta di gioco visuale nel quale gli articoli “oggettivi” ci presentano due punti di vista: da un lato quello dei numeri scioccanti con le parole del sindaco; dall’altro una risposta del Presidente del Consiglio.
Negli articoli contrapposti anche graficamente, le penne dei giornalisti riportano con una “oggettività” quanto più possibile i fatti e le dichiarazioni dei protagonisti mettendoli in contrapposizione.
A voler leggere ulteriormente, la disposizione a sinistra in apertura delle opinioni del territorio, con a fianco l’editoriale del direttore, sembrano voler dare un senso di maggiore forza a questa opinione. Nei testi però, non emerge una presa di posizione di chi scrive che si limita a un pezzo di cronaca, da un lato, ed alla dichiarazione del Governo dall’altro.
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