L’autunno 2025 consegna ai comunicatori un set di priorità nuovo: l’ecosistema non abbandona i cookie di terze parti — Google ha archiviato il progetto Privacy Sandbox — ma il vantaggio competitivo si sposta comunque su first-party data e Retail Media. La ragione è semplice: stabilità dei costi media e accesso a segnali d’acquisto reali abilitano pianificazioni più precise e creatività “commerce-ready”. I numeri lo confermano: retail media in Europa è ormai un pilastro di crescita e metà dei buyer collabora già con una rete retail.
Sul fronte AI, la fase sperimentale cede il passo a modelli operativi: generazione e orchestrazione contenuti, ma anche automazioni per insight, QA e versioning multicanale. Le ricerche di settore segnalano però un debito organizzativo: l’adozione di GenAI aumenta la velocità ma può sovraccaricare i processi se non si investe in governance (prompt library, policy d’uso, “brand guardrails”, dataset proprietari). Parallelamente, Google AI Overviews trasforma la distribuzione: Search diventa “answer engine”, la quota di ricerche senza clic cresce e l’obiettivo non è più solo “posizionarsi”, ma entrare nella risposta (inclusione nelle Overviews, citabilità, markup e autorità tematica). Le relazioni media e la SEO tecnica convergono: dataset di prove, whitepaper e fonti primarie aumentano le chance di essere referenziati nelle risposte AI.
La convergenza CTV ↔ Retail Media è il secondo fronte caldo. La TV connessa porta reach e attenzione; i segnali retail portano addressability e misurazione “closed-loop”. Il risultato sono formati shoppable e attribuzione fino alla vendita, con creatività pensate per la fruizione living-room (hook nei primi 3–5 secondi, call-to-action persistente, QR dinamici) e frequency cap cross-publisher. La pianificazione cambia: flighting più corto, test-and-learn continuativi e sync con promo calendar dei retailer.
Regolatorio: per chi opera in Europa, DSA e DMA non sono teoria. Il DSA impone etichettatura e spiegazioni sugli annunci, vieta targeting su dati sensibili e ai minori; il DMA mostra i denti con sanzioni ai gatekeeper. Sul fronte green claims, il percorso si complica: il testo dedicato è in stand-by/rivalutazione, ma restano paletti orizzontali contro claim ambientali ingannevoli e si avvicina l’avvio (posticipato) dell’EUDR sulle filiere senza deforestazione. Implicazioni pratiche: copy e visual devono prevedere tracciabilità delle affermazioni, data room per evidenze LCA/standard ISO, e governance su consensi e destinatari.
Misurazione: tra privacy, AI e frammentazione, torna protagonista il Marketing Mix Modeling (MMM), oggi potenziato da dati granulari e cicli più rapidi. Le best practice d’autunno: 1) baseline MMM “always-on” come bussola di budget; 2) esperimenti geo-split per causare incremento misurabile su CTV/retail; 3) KPIs di “answer visibility” (tasso di inclusione/citazione in Overviews) accanto alla share of search; 4) clean room per chiudere l’anello tra exposure e vendite.
Infine, social search e creator-first: TikTok consolida il ruolo di discovery, specie tra under-35 europei. Strategicamente, significa progettare contenuti nativi (vertical video, ritmo alto, “how-to” e POV) e attivare creator come media + produzione: briefing chiari, diritti estesi (whitelisting) e riuso in paid. Per la PR, i “topic hubs” su profili esperti fungono da micro-redazioni: rilascio dati proprietari e mini-studi per ottenere embed organici e alimentare la copertura in Overviews/aggregatori.
Consulente strategico, Relatore Pubblico, Sociologo e Formatore.
Viale Fabbricotti 24
57127 LIVORNO
P.IVA 01484850498
info@riccardogabriele.it