Ho deciso di pubblicare, ad un anno dalla consegna, una serie di riflessioni scaturite dalla mia tesi di laurea. Parto con l’introduzione al lavoro
La comunicazione sta cambiando. Prendere atto dell’evolvere sia degli strumenti che della società è il punto fondamentale per leggere lo stato attuale e progettare nuove forme che parlino un linguaggio innovativo. La volontà di questa tesi è quella di dimostrare che, attraverso un’integrazione tra vari strumenti ed un’azione sinergica tra due settori (che potrebbero essere visti come lontani, ma in realtà con grandi spazi comuni) si possono creare nuove forme di “dialogo” con la società ed andare incontro alle esigenze di passare oltre linguaggi settoriali che spesso sono passati o, in alcuni casi, ormai obsoleti.
L’analisi parte dal settore del vino, che si trova in una situazione di stallo comunicativo che sta rischiando di ripercuotersi anche nell’ambito economico e dal quale parte l’oggetto della presente tesi.
Non si tratta, infatti, solamente di guardare alle nuove generazioni come futuri clienti delle aziende, ma anche agli attuali consumatori che risultano essere sempre più distanti da forme di comunicazione che, in alcuni casi, utilizzando tecnicismi esasperati, si allontanano dagli stessi o risultano “noiose” e quindi non fruibili da coloro alle quali sono destinate.
La necessità di pensare a nuove forme di comunicazione che integrino non solo canali differenti, ma anche ambiti differenti è, infatti, alla base del presente lavoro.
Cercheremo in questa sede, prima di tutto, di chiarire che cosa si intende per “transmedia storytelling”, ovvero narrazione transmediale, a partire dalla teoria di Henry Jenkins, su cui si struttura in buona parte anche il progetto che costituisce parte applicativa del presente lavoro e che integra, però, anche il concetto di partecipazione attiva e diretta.
Appare questo un principio fondamentale per la comunicazione di due settori, come la moda e il vino, che hanno una forte fisicità e necessità di presenza.
Lo chiamiamo semplicemente: partecipazione. Non solo vista nell’ottica dell’esserci, ma anche nella sua componente emotiva e personale.
Inoltre, sia moda che vino sono legate anche da un altro fattore comune: i prodotti devono essere “toccati” e provati per essere acquistati. C’è, infatti, in entrambe una necessità tattile che non può essere trascurata.
Infine, se pensiamo a come si può suddividere la moda (Haute couture, Pret a porter, Fast fashion) non possiamo che vedere analogie con il mondo del vino nel quale sussistono etichette di altissimo profilo, fatte in pochi esemplari, magari da piccoli vigneti, insieme a prodotti di stile aziendale ma più ampi fino ad arrivare ai vini che sono prodotti da grandi imbottigliatori con numeri importanti.
Nel primo capitolo andremo ad analizzare l’attuale panorama relativo al Made in Italy con alcuni dati relativi ai fattori commerciali ed alla percezione internazionale dello stesso con particolare attenzione ad alcuni mercati obiettivo come, ad esempio gli Stati Uniti. Dedicheremo due paragrafi specifici alla moda ed al mondo del vino, attori protagonisti del presente lavoro e tesi.
Nel secondo capitolo, invece, sarà illustrato il percorso che ha portato all’analisi del transmedia storytelling come base per l’elaborazione di un progetto di comunicazione che si rivelasse innovativo per il settore. Andremo ad analizzare la genesi della transmedialità applicata ai settori di riferimento.
Infine, sarà presentato il progetto realizzato a livello fattuale e che vede protagonisti due attori reali, aziende vere come Sartoria Carrara e Tua Rita, cantina vinicola di alto livello.
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