Dopo anni di iper-mainstream, nel 2025 la reputazione si costruisce in nicchie. I pubblici cercano competenza più che volumi, e le piattaforme premiano conversazioni verticali. Da qui la crescita di micro e nano-influencer, con engagement mediamente molto superiore ai macro creator, e l’esplosione di community specialistiche (Discord, Substack, gruppi LinkedIn, canali broadcast). Molti brand stanno tornando a owned media seriali: newsletter, podcast e rubriche diventano spazi proprietari dove coltivare relazione e fiducia.
Per le PR cambia l’unità di misura dell’influenza. Non conta solo la reach, ma la prossimità con un cluster rilevante e la capacità di attivare conversazioni tra pari. Un creator B2B da 15.000 follower può spostare più decisioni di un volto noto. Inoltre cresce la domanda di contenuti meno patinati: backstage, processi, dimostrazioni, interazione diretta con i team.
La tendenza più interessante è la “community-first PR”: prima si ascolta e si co-progetta con le comunità, poi si amplifica. Questo si vede nelle partnership con creator come curatori editoriali, nei programmi ambassador orientati a competenze, e nei brand che spostano parte del dialogo in ambienti controllati (newsletter Substack, gruppi chiusi).
Tre leve da attivare entro fine anno:
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