Il 2025 è l’anno in cui la fiducia torna ad essere una questione tecnica: deepfake sempre più credibili e contenuti “ibridi” spingono governi e piattaforme verso la trasparenza obbligatoria. L’EU AI Act richiede l’etichettatura dei contenuti generati o manipolati da AI e l’Europa sta finalizzando linee guida operative tramite il Code of Practice. Alcuni Paesi, come la Spagna, hanno annunciato sanzioni rilevanti per chi non segnala l’uso di AI nelle creatività. In parallelo si diffondono standard di “content provenance” e watermarking per rendere tracciabile l’origine dei materiali.
Per le PR significa ripensare due aree: produzione e crisi. Sul lato produzione, l’indicazione “AI-assisted” non è più un dettaglio ma un elemento di reputazione: va inserita dove serve, con coerenza di format e linguaggio, evitando sia l’occultamento sia una disclosure ridondante che distrae dalla narrazione. Si rendono necessarie linee guida editoriali: quando dichiarare l’AI, come farlo in testo/video/podcast, e quale lessico usare con pubblici tecnici o generalisti.
Sul lato crisi entrano nei manuali i “false-event playbook”: simulazioni periodiche di attacchi deepfake su executive o prodotti, canali di verifica rapida con IT e legale, rubriche con media e creator già attive per smentite tempestive. La velocità è tutto: nelle prime due ore una falsità può saturare le piattaforme e diventare “verità di default”.
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