Se il 2025 ha portato i copiloti, il 2026 sarà l’anno degli agenti AI: sistemi che non si limitano a generare testo, ma eseguono task in autonomia collegando dati, calendari, CRM e piattaforme media. Le principali società di analisi prevedono “digital workforce” diffuse nei reparti comunicazione: agenti che preparano press kit personalizzati, adattano contenuti a decine di micro-community, tengono aggiornate le newsroom e propongono azioni correttive sulla base dei segnali reputazionali.
Seconda previsione: “search everywhere optimization”. Il brand dovrà essere coerente e rintracciabile non solo nei motori tradizionali, ma dentro assistenti AI, marketplace, app di produttività e social con ricerca conversazionale. Serviranno contenuti atomici, dati aperti e presidio continuo delle fonti ufficiali, altrimenti gli agenti useranno informazioni terze o obsolete.
Terzo punto: governance come vantaggio competitivo. Con l’applicazione progressiva dell’AI Act e norme analoghe, saper dimostrare tracciabilità dei contenuti, corretto uso dei dati e controlli umani diventa un asset reputazionale e commerciale. Anche le agenzie evolveranno verso servizi di training dei modelli, disegno di workflow e “reputation engineering”.
Per prepararsi ora: audit dei processi ripetitivi delegabili ad agenti, policy di voce/uso dati tradotte in regole operative, e una funzione che unisca PR, data e legal. Nel 2026 vinceranno i brand che combinano automazione profonda e capacità umana di scelta. Un caro augurio a tutti voi e ci leggiamo ed ascoltiamo nel 2026.
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